venerdì 10 novembre 2017

Lavoretti passatempo


Vacca, l'orologio segna le 01:15 e sono ancora sveglio come a mezzogiorno.

Oggi non ho fatto praticamente nulla e ho bevuto sei - sette caffè. 

In genere cerco di non berne molti ma questi erano dei caffè che non si possono rifiutare, servono per mantenere quelle relazioni un po' paracule che nella vita fanno sempre comodo.



E così adesso ho le mani che tremano manco fossi un tarantolato e ho zero voglia di dormire.
 

Tra l'altro, stasera sono arrivato a casa con una fame assurda e mi sono cucinato una costata di manzo alta un dito, al sangue. 


Credo che la digerirò domani mattina alle undici.

Di solito quando ho fame mi adatto a mangiare qualsiasi cosa fuorchè il cinese. 

Al cinese potrei andarci solo se l'alternativa è morire o fare l'amore con Vladimir Luxuria.


Cambiamo argomento. 

Domenica scorsa, quattro giorni fa, qui ha piovuto che veniva giù acqua a secchiate.

E' stata una di quelle giornate merdose che te ne stai chiuso in casa senza sapere come passare il tempo, in preda alla depressione. 

Nel mio caso le opzioni erano due: rimanere tutto il pomeriggio con lo sguardo a fissare il vuoto o riparare il tagliacapelli di mio padre. 

Il giorno prima mi stava giusto parlando di come si stava bene nel primo dopoguerra rispetto a come siamo conciati oggi.

Di quando non c'erano in giro tutti sti tatuaggiati, coi rivetti al naso e i cani Pittibul.

Mi racconta sempre gli stessi aneddoti, lo fa solo per il gusto di farmi capire, in maniera più o meno subliminale, che a quelli della mia generazione lui ci piscia in testa a tutti.

Mi racconta di quel giorno di Natale in cui andò alla dogana dei treni a scaricare il carbone perchè tanto, senza soldi, non c'era molto da festeggiare.


O di quel periodo in cui, dopo avere lavorato dieci ore al maglio in stamperia, siccome non era poi così stanco, andava a scavare il canale per portare i tubi dell'acqua alle case in cima al paese. 

Quasi un chilometro di scavo, fatto tutto a pic e pala.

O di quando andò ad abitare nella sua prima casa, che non aveva ancora gli infissi e mia madre appena se ne accorse scoppiò a piangere.


Mi batte la stecca dicendo Ti te mai pruà la guera.

E meno male, perchè io al suo posto sarei già morto tre volte.



Poi dice che ha il tagliacapelli che non va. 

Dice che all'inizio ha cominciato a girare un po' piano, poi tanto piano e infine è morto.

Avrei potuto dirgli buttalo via che domani vado all'Uni o al Media World e te ne compro uno nuovo.

Invece il tarlo dello smonting, che ho sempre avuto sino a quando ero un putto, ha prevalso un'altra volta.

Mi piace smontare ogni cosa. Anche la moto ho il vizio di parcheggiarla smontata, mica è sempre a brandelli perchè si rompe.






Smontato l'aggeggio in tanti piccoli pezzi. 

Di solito quando smonto qualcosa faccio sempre le foto. Possono servire come riferimento per riassemblare l'arnese o capire perchè alla fine sono avanzati dei pezzi :-D




La causa del mancato funzionamento erano le batterie ricaricabili. Con il tempo si sono deteriorate e il materiale interno, che sembra vomito di alieno, è fuoriuscito finendo sulla basetta. Le ho tolte e ho pulito la scheda con il riattivante spray per i contatti elettrici.





A questo punto avevo due possibilità. Sostituire le batterie ricaricabili da 1,2Volt, che si trovano facilmente a 6/7 euro la coppia (su ebay vendono pure le casse da morto, per cui figurati..) o modificare il tutto per farlo funzionare solo con il cavo. 

Siccome mio padre dice di non averlo mai adoperato in modalità "wireless"(usandolo una volta al mese era sempre scarico..) ho preferito la seconda opzione.

Ho quindi saldato due fili per l'alimentazione elettrica direttamente al motorino e ho ponticellato le due linguette dove erano collegate le due batterie (pezzo di cavo azzurro a "U" nella foto qua sopra), diversamente non funzionava (non so che "logica" usa sto coso ma all'atto pratico ho constatato che è così).
  



Richiuso il tutto e fatto uscire il cavo dal foro dello spinotto, che ho eliminato. Purtroppo non avevo in casa la guaina termorestringente di un diametro adeguato e il pezzo in uscita l'ho avvolto nel nastro isolante, altrimenti sembrerebbe uscito già così dalla fabbrica. 

Comunque adesso il motorino gira come un aereo sulla pista di rullaggio. Taglia di tutto, anche un Bonsai.






Siccome ormai ero abbastanza lanciato e avevo ancora tempo, ne ho approfittato per montare la Pinlock sulla visiera del casco. 

In pratica trattasi di una doppia visiera che sfrutta l'effetto della camera d'aria tra le due lenti per evitare l'appannamento (come nelle finestre di casa). 

Se usate la moto anche d'inverno ve la consiglio vivamente.

Best regards






30 commenti:

  1. Lo smonting :)
    Mi piacciono gli shoei, ma alla fine ho preso uno shark...

    P.

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    1. Gli Shark non sono male, fanno anche dei modelli alternartivi abbastanza intriganti.

      Ma sei una motociclista o una Madama con lo scooter?

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    2. Io ti sfido a saltare sugli squali, tu con la tua motoraccia e io con lo scooter, come Fonzie.

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    3. E vado tanto tanto fiera della mia giacca dainese *___*

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    4. Nuuoooooo, la zavorrina.

      Comunque brava, metti sempre la giacca e non fare come certe Madame che vedo in giro nei mesi estivi. Girano mezze nude, piedini nei sandalini, niente guanti, maglina di cotone, caschetto jet in tinta con lo spoooter. Se vanno in terra si smerigliano un metro quadro di pelle umana.

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    5. Mi era sfuggito il delirio di Lorenzo :)
      Ma che dici, Lore'?

      Devo ammettere che la moto spesso la usoamo anche per il mare, quindi ci sono andata anche io in short ed infradito. Mea culpa...

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    6. Pippina, devi sapere che i "motociclisti" guardano dall'alto in basso gli "scooteristi". Non importa se poi lo scooterista va in moto tutti i giorni estate e inverno e il motociclista tira fuori la moto ogni tanto per fare il pirla sul lungolago.

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  2. Ma sei un uomo da sposare subito!
    Ti auguro un sacco di belle gnagne come piacciono a te (anzi, te ne auguro una sola e come piace a te, così non hai l'imbarazzo della scelta!)

    Bravo, bravo! Fai bene a smontare e rimontare le cose! :)

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    1. Ma sei un uomo da sposare subito!

      Eh, magari.

      Ho paura che più che una consorte mi servirebbe una moglie-mamma che mi tira dietro le ciabatte.. :D

      Comunque grazie per la fiducia.

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    2. [...] mi servirebbe una moglie-mamma che mi tira dietro le ciabatte..

      Ah ah ah! Secondo me, riguardo a qualcuno che ti tiri le ciabatte, non dovrebbe essere difficile trovarla... :D

      E io che pensavo che agli uomini piacesse la femme fatale...

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    3. Allora apportiamo una correzione, gli servirebbe la moglie a casa che lava e stira e prepara la sfoglia e poi un certo numero di amiche motocicliste in pantaloni attillati.

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    4. :D

      Eh, in effetti è una situazione che può avere i suoi vantaggi, quella che dici... intendo, per l'uomo.

      Questo, in effetti, spiega molte cose.

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    5. Eh Lorenzo, purtroppo non sono così bravo...

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    6. Bulutn, la femme fatale piace fino a quando non la devi portare a casa, a quel punto meglio una femmina più posata e senza tanti grilli per la testa...

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  3. Been there, done that ma lo "smonting" è un vezzo che di solito delude. Subito prima che qualche nuovo italiano me la fottesse, avevo riparato la bicicletta bucata. Comprato le pezze il mastice e tutto ma poi ho visto che la camera d'aria nuova da Decathlon costava uguale.

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    1. La mia macchinetta dei capelli oltre a non tagliare più aveva il contatto del motorino staccato. Avrei potuto prendere il saldatore eccetera ma chisse, comprato uno nuovo per 12 euri.

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    2. Ma i cosi da 12 euro quanto ti durano?

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    3. Durano di più di quello che avrei potuto riparare. Considerato anche che la lama taglia meglio da nuova.

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  4. > Al cinese potrei andarci solo se l'alternativa è morire o fare l'amore con Vladimir Luxuria.

    Ahahah!

    A smontare si impara a montare e riparare.
    Fa anche rima!

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    1. Infatti questi aggeggi rotti li uso come "cavie" ;)

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  5. I padri e le madri - i nostri padri e le nostre madri- che hanno "visto " la guerra ... quanta fatica e uanta saggezza si porteranno via ... di che anno è tuo padre?

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  6. Domani sono invitata a un ristorante cinese ...

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    1. Capisco. Una volta mi hanno portato al Mac e ho mangiato solo le patatine e la coca.

      Settimana scorsa mi sono fermato a bere un caffè in una cittadina lacustre, era da un po' che non passavo da quelle parti. Lì c'è un bar storico, il Bar Milano. Appena ho varcato la soglia mi sono accorto che dietro al bancone c'erano i Cinesi. D'istinto Mi sono voltato e sono uscito, ho attraversato la strada per andare nel bar di fronte dove tra l'altro, a servire, c'era pure una bella gnagna.

      A me tutti sti ristoranti e bar cinesi che spuntano come funghi mettono una tristezza infinita. Abbiamo insegnato al mondo come si fa a mangiare e a cucinare e adesso devo andare al ristorante "cinese"? Ma se ne vadano a fanculo...

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    2. Negli ultimi tot anni ovunque sono stato il personale di cucina NON era italiano. Questo sta producendo l'effetto secondario che la "cucina italiana", che dipende da una sensibilità, un gusto, che si acquisiscono nell'infanzia, viene sostituita da una "cucina internazionale" che più o meno è uguale a quella che trovi a New York come ad Adelaide. L'altro giorno in un ristorante in centro Monza c'era il calamaro ripieno sopra il cuscus, immangiabile.

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    3. Come ricordava l'Artusi, la cucina è un'arte.
      E l'arte è per pochi.
      Figurati se uno viene dal Ghana doveva faceva il barelliere e poi finisce a fare l'aiutocuoco in un ristorante qui.
      Mah.

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    4. La cucina non è un'arte nel senso che intendi tu, è arte nel senso che intendevano nel Rinascimento, ovvero sapere fare con le mani, mestiere.

      Michelangelo scolpiva la Pietà con le sue manine, quindi doveva sapere adoperare la mazzetta e lo scalpello, doveva sapere trattare la pietra, eccetera, tutte cose che non aveva inventato lui come parte di una "avanguardia" ma che aveva appreso stando a bottega da un maestro. A quel tempo ti pagavano se eri più bravo del maestro, non se eri "diverso".

      Leonardo, che pure fece lunghissima gavetta dal Verrocchio, si dilettava invece di "arte sperimentale" perché campava di altro (essenzialmente, era un cortigiano) e quando affrescava una parete cercando di replicare un antico metodo romano, per sfizio, falliva miseramente e abbandonava l'opera.

      L'arte per pochi è una follia moderna. Vero, pochi hanno la possibilità di pagare l'arte, Michelangelo lavorava per il Papa ed era ricchissimo. Ma le opere di Michelangelo non servivano al sollazzo del Papa, servivano a comunicare in cerchi via via più ampi, un certo messaggio. In quanto tali, dovevano fare su chi le guardava l'effetto delle scene di apertura dei film della serie Star Wars o se vuoi, l'effetto delle piramidi (quando erano nuove) viste da sotto.

      Perfino le feste "holliwoodiane" organizzate da Leonardo quando lavorava per il Duca di Milano non erano destinate semplicemente a sollazzare il committente ma erano sia esibizione di potenza che occasione sociale, un "happening".

      In entrambi i casi, statue e affreschi di Michelangelo o feste di Leonardo, l'arte doveva essere COMPRENSIBILE e COMPRESA, doveva avere una UTILITA, rispondere ad uno scopo pratico. Ergo, era il contesto sociale, la "cultura" diffusa, che formava l'arte e non il contrario.

      Uno del Ghana in teoria potrebbe proporre cucina "ghanese".

      Sorvoliamo sul noto problema che la "cucina tipica" fuori dal luogo di origine spesso diventa parodia.

      Il fatto è che il "mondialismo" non vuole che gli Italiani conoscano la cucina del Ghana, vuole che si formi un "popolo unico, un sangue integrato", per dirla come Scalfari e che esista di conseguenza una "cucina unica", fatta di un mischione.

      Per quello è indifferente se il cuoco è Pakisano o Ghanese o Inuit. Devono cucinare tutti lo stesso "mischione unico".

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