sabato 16 settembre 2017

Mobilità elettrica - R.I.P. fun??



 
Cartolina e mollette tra i raggi...




Dicono che prima o poi la benzina finirà e i motori elettrici saranno il futuro, allo stato attuale però le problematiche di questo genere di veicoli rimangono all'incirca sempre le stesse. 

L'aspetto ecologico. L'elettrico al momento non è in grado di sviluppare gli stessi Joule della benzina e, inoltre, l'elettricità ancora si genera con centrali a gasolio, gas, carbone e nucleari. L'inquinamento è solo spostato altrove ma la terra è rotonda. L'elettrico, per essere relativamente ecologico, deve essere alimentato da centrali solari, eoliche e idroelettriche. Centrali la cui costruzione e manutenzione è comunque inquinante e brucia petrolio. Le batterie, oltre allo scoglio non trascurabile dello smaltimento, al momento sono ancora inefficienti, ci sono problemi coi tempi di ricarica e il decadimento prestazionale. Lo sviluppo comunque prosegue e qualcosa si sta muovendo. 

Tra i vantaggi dell'elettrica metto principalmente la maggiore compattezza e minore "complessità meccanica". Meno orpelli a giro: impianto di scarico, radiatori e tubazioni, probabile assenza del cambio... tutto questo si traduce in una manutenzione ridotta (niente più "tagliandi" con cambio olio, candele, ecc.) e controllo del motore potenzialmente totale. Ciò non è sinonimo di minore complessità tecnica e tecnologica ma, di fatto, un'integrazione in una scheda elettronica e in un motore di tutto ciò che ho elencato, comporta due aspetti, uno negativo ed uno positivo (come tutta l'elettronica integrata): se non funziona butti via l'intero pezzo, ma finché funziona lo fa in maniera molto affidabile, priva di usura e manutenzione ed in modo irraggiungibile alla meccanica. Ed è di certo più compatto, quindi sulla carta più leggero (peccato che poi tutto venga vanificato dal peso delle batterie). 

Al momento la moto elettrica di serie più interessante che ho visto è la Zero. I dati tecnici ( qui la scheda) parlano di autonomie che vanno dai 259 ai 325 km, distanze interessanti ma bisogna valutare come ci si arriva (ovvero non di certo erogando la potenza "full power" ma andando in economia..). La potenza poi sembra modesta: vengono dichiarati 69 Cv ma per soli 3 minuti (!), mentre la potenza realmente utilizzabile "in continuo" è di 30 Cv, un po' pochini se si considera anche la mole (i pesi vanno da 188 a 208 Kg , in base all'autonomia scelta). Prezzi non proprio popolari: dai 18.750 a 21.800 euri. Un bagno di sangue. A listino ci sono anche modelli più economici ma prestazioni e autonomie calano ulteriormente.



 

In conclusione, i motociclisti della mia generazione, quelli cresciuti a pane e benzina a 100 ottani, non fanno salti di gioia all'idea di dover guidare un aggeggio a propulsione elettrica su due ruote.  
Queste moto del futuro non ci emozionano. Per noi la moto significa ancora percepire le vibrazioni e sentire un bel rombo appagante che ci permea completamente. La moto elettrica muove il corpo, il motore a scoppio muove l'anima. Se l'alternativa sarà appendere il casco al chiodo forse proveremo ad adeguarci, altrimenti ci estingueremo come i dinosauri insieme all'ultima goccia di benzina rimasta.




5 commenti:

  1. La propulsione col motore elettrico di perse ha solo vantaggi, tecnicamente, escludendo suoni e odori. Delle cose che hai scritto uno solo è il reale svantaggio che ad oggi ne impedisce la diffusione: le fottutissime batterie.

    Non solo l'autonomia è irrisoria (tieni conto che la autonomia massima è calcolata considerando velocità minime e il consumo energetico aumenta in maniera geometrica rispetto alla velocità) ma i tempi di ricarica, posto che tu trovi la presa ovunque ti trovi, richiedono soste di ore (la ricarica veloce non ti fa tornare da dove sei venuto e comunque si parla di mezz'ore).

    Per gli altri veicoli IN TEORIA si potrebbe pensare di alimentare il motore e tenere in carica le batterie trovando il modo di trasmettere energia dalla sede stradale, un po' come le autopiste giocattolo, se ti ricordi con il binario dove passa la corrente e le due spazzoline sotto le automobiline. O come i filobus che prendevano la corrente dai fili sospesi con un pantografo. Per le moto la vedo dura.

    Però un'altra cosa che devi considerare e che promette la eliminazione delle moto dalla circolazione, è la faccenda dei veicoli automatici. Non solo l'automatismo è il contrario della moto ma i veicoli automatici si trovano meglio se circolano solo con altri veicoli automatici e in subordine con quelli che compiono movimenti più "prevedibili", ergo non ci sarà posto per le moto, se non nelle strade secondarie e via via sempre meno.

    Sarà che non sono un vero motociclista ma del Mondo Nuovo l'incerto futuro delle moto mi sembra uno dei problemi minori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Comunque io penso che per un futuro a totale trazione elettrica ci vorranno ancora (minimo) 20 anni di ricerca e sviluppo. Se poi penso a una ipotetica rete viaria come quella da te descritta (cioè tipo circuito della polistil o autoscontri delle giostre), considerando come si stanno mettendo le cose in Italia, forse non ci arriveremo mai..

      Elimina
    2. Abè, si, è possibile che ci sia un tracollo sociale ed economico per cui invece delle auto elettriche a guida automatica si ritorni al cavallo e all'asino.

      Bisogna anche considerare un altro punto. La moto come "svago" è una "abitudine" dei tempi, cent'anni fa non esisteva. Invece la necessità di spostarsi dipende da come è organizzato il contesto. In linea teorica si potrebbe fare in modo che nessuno debba spostarsi più di 10 o 5km per le attività quotidiane e che questi spostamenti siano compiuti con "mezzi pubblici" di varia natura (per es le auto elettriche in car sharing). Cambiamenti di "ingegneria sociale" cambierebbero anche gli oggetti che oggi sono parte del paesaggio.

      Elimina
    3. Nel primo dopo guerra (anni50/60) le moto leggere erano il veicolo a motore più diffuso in virtù della loro economicità sia di acquisto che di spese di mantenimento, poi con il boom economico l'auto è diventata alla portata di tutti e siamo arrivati ai problemi di traffico e inquinamento che ben conosciamo.
      Io i mezzi pubblici non li prendo per un semplice motivo: NON RINUNCIO ALLA MIA INDIPENDENZA e alla libertà di potermi spostare come e quando voglio.
      Io guardo cosa succede al di là del confine: in Svizzera il car pooling è ormai una realtà, lo stanno imponendo a molte aziende ma, ovviamente, riguarda solo la classe operaia e impiegatizia mentre i rami dirigenziali sono esclusi da questo obbligo. il car pooling, così come stipare i dipendenti sui carri bestiame aziendali, sono un disagio non indifferente e un peggioramento della qualità della vita delle persone. C'è di buono che gli sfizzeri hanno capito che le due ruote sono una ottima alternativa alla congestione del traffico e non impongono il car pooling a chi si muove in moto.

      Elimina
    4. La tua indipendenza dipende dalle famose elite. Nel momento in cui arriva l'ordine di Soros di vietare qualsiasi mezzo di trasporto privato tranne che per quelli che hanno il suo permesso, addio indipendenza.

      Guarda che non ti chiedono se vuoi "accogliere" i "ciao amigo" e pagare tutti i costi associati o se vuoi prendere la malattia XYZ, te lo impongono e basta.

      Le due ruote sono una delle mille mila cose che in un mondo ideale andrebbero ripensate ma non ci sono ne l'interesse ne le capacità.

      Elimina