martedì 21 marzo 2017

Agenda









Martedì lastre 

(per la cronaca sono andato privato e ho pagato come alla mutua)

 Mercoledì osteopata

Venerdì ortopedico

Sabato rapina in farmacia

Prossima vita... studio da ginecologo

 




 

domenica 19 marzo 2017

"Il catenaccio se non lo muovi si arrugginisce"



Oggi sono inchiodato qui.

Sto scrivendo con una mano sola, il braccio sinistro è piegato dietro lo schienale della sedia. E' l'unica posizione che riesco a tenere senza vedere le stelle. Colpa della spalla lussata anni fà, che ogni tanto decide di farsi sentire e mi presenta il conto. A nulla sono serviti i consigli degli esperti: fai palestra, vai in piscina, stretching... fanno in fretta a parlare, loro. Okay, sarà vero che ultimamente sono diventato un po' scansafatiche, però non ho mai tempo e se riesco a ritagliarmi un'oretta in settimana sono stanco. E poi, chi cazzo ci pensa alla spalla quando non ti fà male?

Giornata metereologicamente stupenda, oggi. Mentre scrivo ho il balcone aperto con il sole che mi scalda, vista sul massiccio innevato del Monte Rosa. Venti gradi. Gli uccelli cinguettano, le farfalle sfarfallano, le tope si svestono. Io cerco disperatamente di alleviare il dolore spalmandomi pomate di ogni genere sulla spalla. Non è semplice frizionare con la mano destra sulla scapola sinistra quando sei tutto incriccato. Sono quei momenti in cui rimpiangi di non avere una che ti faccia i massaggini, i grattini, le coccole, servizio caffè a letto, lavare i piatti e poi, già che sei lì, schiaccia lo start della lavatrice. Ovviamente che abbia anche le tette grosse.





Dura la vita. E pensare che avevo già organizzato tutto per la prima uscita "primaverile" con degli infrociti che non attaccano mai la batteria prima di marzo: zaino con tutta l'attrezzeria pronta, controllo liquidi, pressione gomme, catena tirata e ingrassata. Avevo proprio voglia di vedere un po' di moto. Invece niente. 

Cerco di sopravvivere guardando i video della Mulholland Drive (altrimenti mi perdete, eh...)



  



Gente strana...





venerdì 10 marzo 2017

Siamo ridotti così





Un paese alla mercè di tutti. 

Un popolo (italico) di ruffiani servili, storditi, che si vendono per quattro denari, a cui è rimasta solo la mestizia. Quella senza dignità, però.

E da domani mi raccomando, quando incontrate un cinese salutatelo con un bel inchino: ci sta aiutando. Con il loro aiuto finalmente ce la faremo a diventare tutti schiavi, poveri e comunisti. 

Non vedo l'ora, cazzo.



lunedì 6 febbraio 2017

Imparate un mestiere, bastardi


 



Il personaggio è colorito ma il messaggio è giusto.

A volte mi domando come mai quando ho terminato io gli studi (ormai parliamo di ventidue anni fà) c'erano più ragazzi che si dedicavano a imparare un mestiere. Oggi puntano tutti al posto di prestigio, da manager o sa il cavolo. Va bene che ognuno ha le proprie aspirazioni ma bisogna anche essere realisti e valutare bene le opportunità che offre il mondo del lavoro, che siano quì in Italia (ormai poche) piuttosto che altrove. 

Io ad esempio non mi sono mai pentito della scelta che ho fatto. All'epoca mi davano tutti contro dicendo che arrivato a quarant'anni mi sarei ricreduto ma così non è stato. Oggi bene o male non mi manca niente e col mestiere che faccio non ho mai risentito della crisi. Adesso i tempi sono decisamente cambiati però, ancora, non riesco a capire perchè ci sia tutta questa carenza di persone, questo disinteresse totale verso certi tipi di lavori. Mestieri che a volte non sono soltanto duri e stressanti ma anche ricchi di soddisfazioni.

Vabbè, prossimo post parlo di gnagna che è meglio.



venerdì 3 febbraio 2017

Bei tempi (parte 53)


The Incredible 100 Boob Jump - Quick Fix di X-TremeVideo 


Il summenzionato video l'ho trovato casualmente durante una classica sera a base di vino e deja vù, in cui ci siamo messi a cercare sul tubo dei filmati sul genere dei primi Crusty .

Non esiste cosa più deprimente che avere conservato delle videocassette d'annata e essersi dimenticati di conservare anche un videoregistratore per poterle guardare. Tra l'altro un videoregistratore che legga il formato NTSC, tra l'altro.



Crusty Demons 2 - Fleshwound Films di X-TremeVideo 


Bei tempi quando imperversavano le videocassette.

Se avevi voglia di guardare un pornofilm dovevi uscire di casa imbacuccato con sciarpa, cappello e occhiali e magari spararti 60 km per andare in un sexy shop lontano da casa, il tutto per salvaguardare la propria privacy e mantenere un certo "rigore morale" agli occhi della società.

Poi una volta dentro incontravi tutti quelli del tuo paese che guarda caso avevano avuto la tua stessa pensata. Bei tempi quelli.

Al giorno d'oggi invece è tutto più semplice. Possiamo farci una sega in qualsiasi luogo e in ogni momento del giorno abbiamo il porno a portata di mano (in tutti i sensi). Si è perso quel brivido dell'andare a procacciare del materiale pornografico di nascosto e poi masturbarsi, in pratica metà dell'eccitazione non esiste più.




Ma tornando ai video "d'antan", ricordo ancora come fosse ieri del giorno in cui ci imbattemmo nel primo Crusty, era il '95 o giù di lì. 

Rimanemmo scioccati per giorni, completamente sconvolti.

Le nostre domande trovarono finalmente delle risposte. Come mai quando i piloti Ammerigani venivano a correre in Europa davano tre giri di pista a tutti? Semplice, bastava vedere come si allenano. A loro basta uscire dal garage e andare nel deserto dietro casa o nel canyon svoltanto l'angolo e cominciare a improvvisare, affinando la propria tecnica di guida divertendosi. Non c'è storia con i metodi Europei, costretti come siamo a girare come dei criceti all'interno dei soliti circuiti.

In seguito, da questa sorta di life style marasmatico (che manco a dirlo, noi adottammo subito come modello a cui ispirarci) nacque tutto il movimento dei Freestylari, tipo il Red Bull X-Fighters, una manifestazione che in realtà viene sovvenzionato dalle potenti lobby degli ortopedici ma nessuno lo dice. Il freestyle ultimamente ha raggiunto livelli tecnici impressionanti. A me però non piace molto, perchè ritengo ne abbiano snaturato lo spirito primordiale facendolo diventare una specie di baracconata circense (come spesso capita con le ammeriganate).

Preferisco ancora "le origini", i primi Crusty (anche se in versione monopixel). 


 
Crusty Demons Of Dirt - Fleshwound Films di X-TremeVideo



 

giovedì 12 gennaio 2017

Hackeraggio?



Magari è solo un caso, ma contestualmente al download dal mio PC a Blogger dell'attuale immagine di intestazione del blog, sono sparite dalle mie cartelle alcune foto e file di testo...



 

martedì 13 dicembre 2016

La follia del TT




            




Il Tourist Trophy è la più antica corsa su strada del motociclismo agonistico. E soprattutto è l'unica sopravvissuta tra quelle che sorsero all'alba degli sport del motore, vale a dire nei primi anni del '900. Si disputa dal 1907 sul circuito stradale dell'Isola di Man, una briciola di 588 km quadrati, a metà strada tra la costa britannica e quella irlandese.
L'isola gode di un'ampia autonomia politica, economica, amministrativa e fiscale nei confronti della corona inglese. Ha un proprio parlamento, quello antichissimo di Tynwald, che opera dal 979 dopo Cristo. Puo' battere moneta, emettere atti con forza di legge, scegliere un proprio consiglio dei Ministri e consentire sostanziosi sgravi fiscali alle imprese che stabiliscono la propria sede legale sul territorio manx. Sua Maestà la Regina Elisabetta esercita la sovranità nominando un Luogotenente Governatore, che si limita a svolgere funzioni di controllo, lasciando una vasta e sostanziale  facoltà di autodeterminazione agli organi legislativi ed esecutivi dell'isola. E proprio quest'ampia libertà è stata la premessa storico-politica che ha propiziato la nascita del Tourist Trophy.
All'inizio del secolo la Gran Bretagna aveva infatti bandito le corse su strada per motivi di sicurezza e il parlamento di Tynwald decise invece di dare il suo benestare, con due diversi atti, alle competizioni. Prima per le automobili, in particolare con la Coppa Gordon Bennet del 1904, e poi per i motocicli, nel 1907. In quell'anno si svolse la prima edizione del Tourist Trophy, che ammetteva al via moto da turismo, ossia veicoli in tutto e per tutto rispondenti alle caratteristiche di serie.
Fu utilizzato come tracciato un triangolo che congiungeva i centri di St. John, Peel e Ramsey.
Dal 1911, con la crescita del livello tecnologico e dell'indice di affidabilità dei motocicli, fu scelto il più impegnativo tratto di montagna, comprendente l'ascesa verso la sommità di Snaefel, che in gaelico significa cima innevata, a 620 metri sul livello del mare, il punto più alto di tutta l'isola. E dall'edizione 1920 il circuito ha assunto la conformazione che presenta ancora oggi.
Sessanta km e 720 metri, con il via a Douglas, la capitale, tra muri, marciapiedi, case e pali della luce, attraversando poi tratti di campagna e i due centri di Kirk Michael e Ramsey, fino alla scalata del tratto di montagna, per ridiscendere fino a Douglas.
Sede di un Gran Premio del Motomondiale dal 1949 al 1976 , in seguito il Tourist Trophy si è trasformato in una manifestazione a sè stante, svincolata da qualsiasi altro campionato internazionale. Una sfida ogni anno più difficile e proibitiva per piloti e mezzi, prossimi ormai a medie attorno ai 200 km orari, con punte velocistiche oltre i 300.
Una scommessa, quella di parteciparvi, che rassomiglia tanto a una prova ancestrale di passaggio, a un rito druidico di iniziazione. Chi lo supera vince poco o nulla. Chi sbaglia perde la vita. Per questo si tratta di una corsa avversata e combattuta dalla stessa Federazione Motociclistica Internazionale, da quasi tutte le case che prendono ufficialmente parte ai vari campionati e da gran parte dei mezzi di informazione che, in tutta Europa e specie in Italia, esercitano un sistematico boicottaggio fatto di silenzio, ostilità, censura e ferma condanna. Ecco perchè il TT è una gara maledetta, famigerata, diversa da tutte le altre. Per questo il TT è una corsa proibita.
Un cimento antico e spietato che mette i brividi a tutti coloro che lo conoscono, siano essi convinti sostenitori o avversari implacabili. E pur restando uguale a se stesso, il TT nei suoi cento anni di storia è profondamente cambiato. Con la progressiva messa al bando nel panorama motociclistico internazionale dei tracciati strappacuore come imatra, Brno, Abbazia e lo stesso Nurburgring, la corsa dell'Isola di Man non è più una semplice competizione a cronometro su strada con partenza individuale. E' divenuta qualcosa di molto più e molto di meno. Di certo è assai diversa, nella filosofia, da quello che era in passato. Ora che nel mondo tutte le piste sono sicure e asettiche, adesso che la caduta da una moto non è più un potenziale dramma, ma solo un modo un po' eccessivo di interpretare una curva, in un presente in cui le cliniche mobili, le vie di fuga e le barriere di aria e plastica hanno reso il motociclismo uno sport più pulito e borghese, iscriversi al TT è un'anarchia filosofica, un grido lacerante di protesta, di trasgressione, un gesto destabilizzante e paradossale di rivoluzionario conservatorismo.
Una sfida che un pilota lancia non più ai suoi avversari ma solo a se stesso. L'accettazione consapevole di una lotta che divampa all'interno della tuta monopezzo di ciascuno dei partecipanti. Una drammatica ed elettrizzante battaglia sottocutanea che vede contrapposti fiumi di adrenalina a massicce dosi di spirito di conservazione, coraggio e, passi la contraddizione, prudente incoscienza. Per questo nel terzo millennio il TT non è più solo una corsa. E' un'immensa Kermesse, una festa tragica ed entusiasmante in cui tutto è in gioco e tutto è un gioco, un rito crudele e affascinante, imbevuto del sacro olio della tradizione. Una voglia di impresa che sembra tanto simile alla razionalissima e lucida follia che conduce eroi e uomini qualunque a sfidare in solitaria l'immensità dell'oceano a bordo di un guscio, a scalare le vette a quattromila metri o a violare con tuta e bombole l'immensità degli abissi marini. E l'analisi diventa ancor più appagante se diretta alle motivazioni, alle spinte emozionali e alle distinte filosofie che portano al presente centinaia di uomini e donne, giovani e meno giovani, a rinnovare ogni anno la loro sfida al circuito di montagna.












-Parla Mino-

Giacomo Agostini, sedici edizioni del TT e dieci vittorie. Nel giugno 1972 lei decide di schierarsi contro il TT e giura di non correrci mai più. Da allora il TT è costretto a cambiare e cinque anni dopo perde la titolarità iridata. Perchè si mise a combattere questa corsa?
"Semplice. Perchè ogni anno sul traghetto, al momento del ritorno a casa, noi piloti ci contavamo e tre o quattro amici mancavano all'appello. Si erano uccusi sulle strade del TT. Era proprio ora di finirla, non bisognava mai più tornare a correre all'Isola di Man. Ancora oggi ricordo bene la sera del 7 giugno 1972. Il giorno dopo il mio amico Gilberto Parlotti doveva correre nella gara valida per il mondiale 125. Cenammo insieme dalle 7,00 alle 8,00 poi mi chiese di fare un giro in macchina, per ripassare il circuito. Prendemmo la mia Porsche e lui, che partecipava al TT per la prima volta, ci tenne moltissimo ad essere interrogato su ogni tratto, proprio come se fosse a scuola. Si dimostrò preparatissimo, Gilberto. Alle nove lo riaccompagnai a casa. Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, Gilberto era morto. Schiantato in fondo a un burrone sulla montagna, in un tratto avvolto nella nebbia. Ecco, è questo il TT che a un certo punto io ho rifiutato. A trent'anni le cose mi sono apparse in un'ottica diversa e ho detto basta a questa corsa. Perchè morire per correre? Maledizione, si può correre senza morire ed è questo che volevo. E la mia battaglia è servita a qualcosa".



Testo tratto dal libro "Tourist Trophy - La corsa proibita", di Mario Donnini. Un libro ricco di foto, aneddoti e racconti toccanti.




 



martedì 13 settembre 2016

Miss... Italia?








Dunque, Miss italia "... studia all'università Fashion Marketing Management e sogna di frequentare all'estero un master per diventare Trend Forecaster".

Tra la giuria "... il  Wedding Planner Enzo Miccio, il Casting Director Pino Pellegrino..."



E un THIS SHIT non lo vogliamo aggiungere?



Vabbè, sorvoliamo. 
Da segnalare per gli amanti della roba ruspante da porno amatoriale il secondo posto di una curvy, il nome non me lo ricordo, ha importanza? Eccola..




 






A voi la scelta.